L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno dieci addetti è passato dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Istat ha pubblicato questi risultati il 15 dicembre 2025. Si tratta dell’adozione dichiarata di almeno una tecnologia di AI, non di una misura automatica dell’aumento di produttività o della qualità dei progetti realizzati.

La crescita e le differenze

Nelle grandi imprese la quota raggiunge il 53,1%, mentre fra le PMI considerate dalla rilevazione arriva al 15,7%. Istat segnala inoltre la mancanza di competenze in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato l’AI senza poi adottarla. Il perimetro dell’indagine va ricordato: non comprende indistintamente tutte le microattività italiane.

Il confronto europeo proviene da Eurostat: nel 2025 il 20% delle imprese UE con almeno dieci occupati usa tecnologie di AI, contro il 13,5% del 2024. L’analisi del linguaggio scritto è l’impiego più diffuso rilevato. Le differenze fra paesi descrivono la penetrazione degli strumenti; non classificano da sole la qualità della trasformazione aziendale.

Scegliere un compito verificabile

La nostra lettura operativa propone di iniziare da un processo delimitato: ricerca in un archivio autorizzato, classificazione di documenti o supporto alla preparazione di una risposta. Il progetto dovrebbe specificare quali dati entrano, chi verifica l’uscita e quali errori sono tollerabili. Un obiettivo espresso soltanto come “adottare l’AI” non permette di confrontare il risultato con il lavoro precedente.

Prima del test occorre costruire un insieme rappresentativo di casi, compresi quelli difficili. La valutazione dovrebbe misurare accuratezza, tempi di revisione e frequenza delle eccezioni. Una risposta veloce che richiede correzioni estese può trasferire il lavoro invece di ridurlo. Le informazioni riservate devono essere trattate secondo regole e condizioni dei servizi effettivamente utilizzati.

Competenze dentro il processo

L’affiancamento delle persone merita un ruolo concreto: riconoscere gli errori, formulare richieste chiare e sapere quando interrompere l’automazione. È utile nominare un responsabile del processo, oltre al referente tecnologico, e programmare verifiche dopo gli aggiornamenti degli strumenti. I dati mostrano una diffusione crescente; il valore per l’impresa resta una questione da dimostrare sul campo, con indicatori comprensibili e responsabilità umane definite. Il passaggio decisivo è rendere il progetto ripetibile e controllabile.